Doveva essere solo una festa. Solo una festa. Dopo tutto quello che abbiamo passato, dopo la paura, il dolore. E invece ci ha gettati di nuovo nell'angoscia, nella paura, nel senso di impotenza che ci toglie il sonno, la pace.
Lì fuori c'è qualcuno capace di manovrare come vuole le nostre menti. Qualcuno che di umano non ha nulla, tranne l'impotente involucro che lo avvolge. Qualcuno che non si fa scrupolo di portarsi dietro una ragazzina qualsiasi, presa a caso, perché sia la sua garanzia.
E qualcuno che ora si è portato via con facilità tutto quello che custodivamo, per farne chissà cosa, per cambiare il destino della città, forse del mondo.
Cosa puoi fare contro qualcuno che ti entra nella testa e ti fa agire come non agiresti mai?
Cosa puoi fare contro una vita che ogni volta che alzi la testa te la rispinge sotto levandoti il respiro?
Lottare. Seguire la ragione, seguire l'istinto, seguire il cuore. Lottare, fino a quando avrai un briciolo di fiato in gola, fino all'ultimo battito.
Se solo tornasse il Sole...
C'è l'energia fisica, quella che mi permette di generare il fuoco, e quella emotiva, interiore, che mi permette di sperare, di gioire, sostiene la vita di ogni giorno. Hanno bisogno di Sole. Due tipi diversi di Sole. Il secondo non si fa vedere da un bel po'.
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lunedì 9 maggio 2016
domenica 21 febbraio 2016
Pieces
È successo ancora.
Ma almeno questa volta è stato dolce.
| Lei 17 anni, pelle scura e treccine dai laccetti colorati, jeans a pelle, e un giubbotto di jeans su un maglioncino colorato, lui un paio di anni di più, pelle chiara, capelli biondi spettinati, appena abbronzato, un bomber di pelle dall'aria vissuta, una camicia a scacchi aperta su una maglietta chiara, jeans scoloriti. Camminano per mano, sono felici, gli occhi si cercano, la luce prende bagliori nuovi, inizia con il solletico. Jeremy le cinge la vita, ridono insieme, poi un bacio, un altro. Pian piano la guida verso la grande quercia al lato del sentiero, che dopo poco incontra, poggiandovi la schiena. Lui è su di lei, i baci si fanno più esigenti, le mani del ragazzo trovano la pelle sotto il maglione, lei gli si stringe, il respiro diverso. Poi il calore. Inizia piano. Dapprima non ci fa caso, riapre gli occhi velati di desideri nuovi. E del colore delle fiamme vive. Lui la sta baciando, si discosta appena. Poi la lascia andare come se fosse incandescente, sgranando gli occhi. "Tu..." Lei boccheggia per un istante, privata del suo calore e delle sue labbra, non capisce, le iridi che decolorano lentamente, troppo. "Tu... Tu sei di quelli, brutta puttana!" già sta gridando, togliendole il colore dal viso. È fuori di sé. "Volevi fregarmi eh? Strega! Ma vai ad affogarti, sparisci!" le inveisce contro mentre arretra. "Non farti più vedere, mi hai sentito?!" Quell'indice puntato sembra un artiglio che le sta scavando il cuore. Sente le ginocchia cedere, si accascia lentamente. "Troia!" grida ancora, andandosene, lasciandola lì, incapace di rialzarsi ancora per molto, molto tempo. |
sabato 13 febbraio 2016
Dear Sister
To: hljenks@aol.com
From: hilde.jk@aol.com
Subject: Ciao
Ciao Helen,
so che non ti ho mai scritto, ma questa volta ho preferito così. Per telefono lo trovo più complicato. E di persona forse ancora di più.
Cosa hai saputo di me, negli ultimi mesi? La mamma ti ha raccontato? Non mi meraviglierei se non lo avesse fatto. È come se stesse cercando di cancellarmi. Completamente.
Ormai avrai capito qual'è il punto. Il mio "Problema". Helen scusa, ma non ce la faccio più a chiamarlo così. Lo so io come lo sai anche tu che non è una stregoneria, né una maledizione, ma solo il gene X che si è risvegliato nel sangue della nostra famiglia da generazioni.
Fatto sta che quando sono arrivata a Philadelphia, dove i mutanti sono definiti tali, per quanto spesso nascano problemi. Dove è possibile ma non necessario nascondere la propria natura a tutti i costi... Qualcosa è cambiato. L'energia ha ripreso a scorrere più violenta che mai e non riuscivo più a controllarla.
Ho iniziato con una fiammata sul lavoro. Lavoravo in un locale, fortunatamente è successo nelle cucine, ho potuto mascherarlo. Poi in casa, una volta, poi un'altra. Ho rischiato di dar fuoco a ogni cosa Helen. Ho avuto paura, tanta.
Per fortuna, o probabilmente il destino, perché forse se non avessi parlato con lui nemmeno mi sarei trovata in quella situazione. In ogni caso non so perché. Fatto sta che ho conosciuto Marcus pochi giorni prima di trovarmi in quella situazione ed è stato fondamentale. È un professore della Young Gifted School. È riuscito a calmarmi, a farmi capire come controllarlo, e soprattutto non mi ha imposto niente. Né la registrazione, né l'iscrizione alla scuola. Mi ha dato consigli, ma mi ha lasciato completamente libera di scegliere.
E alla fine ho scelto.
Ho scelto di registrarmi e di iscrivermi alla scuola. Ho scelto di vivere alla luce del sole. Letteralmente. Di seguire la legge e di imparare a gestire il mio potere, a conoscermi, a vivere per quella che sono, non come il simulacro di una persona che non esiste.
Helen ti prego, dimmi che almeno tu puoi capirlo.
Ho chiamato la mamma, non ha voluto ascoltare ragioni, mi ha proibito di registrarmi, di iscrivermi alla scuola, mi ha minacciata. E ha chiuso il conto della mia carta di credito.
Forse sperava che cambiassi idea, ma non posso. Puoi capirlo? Dopo 18 anni mi sono di nuovo sentita completa, mi sono sentita Me. E credo che il mio dovere, ora, sia mettere quello che so fare al servizio degli altri. E aiutare gli altri Gifted ad accettarsi e le persone ad accettarci. E fare qualsiasi cosa sia in mio potere perché nessuno debba mai più soffrire come noi, Helen, come me, come papà, la mamma. E tu? Non ho mai saputo se tu abbia sofferto di tutta questa situazione. Sicuramente vedere papà sfigurato, e... Mi hai odiata, Helen?
Non so perché ho deciso di scriverti. Non abbiamo mai parlato molto di cose serie. Meno che mai di questo.
Ma mi manca la mia famiglia. E penso che sia ingiusto e sbagliato. Non ho fatto niente, a parte nascere diversa, con il gene di Meredith Rose.
Qualunque cosa pensi, Helen, qualunque cosa tu decida, ti voglio bene. Ne voglio a tutti voi. Non voglio crearvi problemi, ma devo vivere la mia vita.
Salutami la mamma e papà.
Hilde
P.S. Alla Free mi hanno presa. E sì, dopo la registrazione. Hanno il badge tra i documenti di assunzione.
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venerdì 5 febbraio 2016
Commitment
E quindi avevano ragione. Tutti quanti. Ma solo io non ci avevo capito niente? Giusto a dimostrazione del fatto che per queste cose sono completamente imbranata.
Però è stata bella la sorpresa. Talmente bella che inizialmente ho dubitato. Specie quando mi ha chiesto scusa. Chi ancora nel 2024 chiede scusa per... un bacio? Sembra uscito da un film in bianco e nero, a volte. O da una fiaba per bambini. Eppure sono convinta che nemmeno il principe azzurro abbia mai chiesto scusa. Eppure si approfittava di ragazze addormentate!
È di una bellezza disarmante, da togliere il respiro. Eppure sembra non accorgersene. Sempre insicuro, imbarazzato. Ancora mi è difficile crederci. E sono felice.
Ed è così dannatamente bello, quando arriva il calore, e so che gli occhi stanno cambiando colore, non dover fare niente. Non dover scappare. Non dovermi nascondere. Basta solo sorridere, e lui capisce, aspetta. Lui sa, ed è come me. Ed è ME che guarda, a ME sorride, bacia ME. È il primo. L'unico.
Mi chiedo come sarebbe, ora, se lui non ci fosse.
Sicuramente starei meglio che in passato. Meglio di sempre. Ho la Scuola, Marcus, Max, persone di cui fidarmi, che mi vogliono bene.
Eppure la tensione, quella sarebbe più difficile da gestire. Ho ormai preso la mia decisione, sono convinta che sia la cosa giusta e mio dovere. Ma è ovvio che io abbia paura, è impossibile non averne.
La verità è che quando ti rendi conto di cosa sei, di cosa puoi, non puoi più tirarti indietro.
Fino a domani proverò ancora a parlare con la mamma. O con papà. Se non ci riesco scriverò a Helen. È l'ultima cosa che mi resta da fare.
Però è stata bella la sorpresa. Talmente bella che inizialmente ho dubitato. Specie quando mi ha chiesto scusa. Chi ancora nel 2024 chiede scusa per... un bacio? Sembra uscito da un film in bianco e nero, a volte. O da una fiaba per bambini. Eppure sono convinta che nemmeno il principe azzurro abbia mai chiesto scusa. Eppure si approfittava di ragazze addormentate!
È di una bellezza disarmante, da togliere il respiro. Eppure sembra non accorgersene. Sempre insicuro, imbarazzato. Ancora mi è difficile crederci. E sono felice.
Ed è così dannatamente bello, quando arriva il calore, e so che gli occhi stanno cambiando colore, non dover fare niente. Non dover scappare. Non dovermi nascondere. Basta solo sorridere, e lui capisce, aspetta. Lui sa, ed è come me. Ed è ME che guarda, a ME sorride, bacia ME. È il primo. L'unico.
Mi chiedo come sarebbe, ora, se lui non ci fosse.
Sicuramente starei meglio che in passato. Meglio di sempre. Ho la Scuola, Marcus, Max, persone di cui fidarmi, che mi vogliono bene.
Eppure la tensione, quella sarebbe più difficile da gestire. Ho ormai preso la mia decisione, sono convinta che sia la cosa giusta e mio dovere. Ma è ovvio che io abbia paura, è impossibile non averne.
La verità è che quando ti rendi conto di cosa sei, di cosa puoi, non puoi più tirarti indietro.
Fino a domani proverò ancora a parlare con la mamma. O con papà. Se non ci riesco scriverò a Helen. È l'ultima cosa che mi resta da fare.
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lunedì 1 febbraio 2016
Wounds
Eccomi qua, con un buco in una spalla, il morale a terra e la testa confusa.
Davvero non so che fare. Max dice che dovrei dirlo ai miei, per non passare dalla parte del torto. Già mi immagino "Sai mamma, mi hanno sparato"... Già pensano che abbia fatto una scelta folle, a registrarmi e iscrivermi alla Scuola. E comunque inutile starci a pensare, tanto la mamma non mi parla.
Sono ormai tre settimane che cerco inutilmente di parlare con lei. Casa, cellulare, ho chiamato perfino al negozio, nemmeno papà ha avuto il coraggio di venire al telefono. Ormai mi stanno cancellando dalla loro vita.
C'è poi questa cosa che tutti mi chiedono se con Arthur ci sia qualcosa. Sinceramente non lo so perché lo fanno. Fossero altri penserei che lo fanno per il gusto di mettermi in imbarazzo. Ma sono Max, Marcus... Io che in queste cose sono un'imbranata totale. Ho venticinque anni ma è come se ne avessi quindici. Macché quindici, dodici.
Del resto... Sono passati anni dall'ultimo tentativo di instaurare qualcosa con qualcuno. E ovviamente è andata come sempre. Cosa puoi instaurare con qualcuno se non puoi neanche dirgli chi sei? Cosa sei. E poi il potere che appena allenti il controllo rischia di diventare un pericolo... Anche a questo ho dovuto rinunciare. E sinceramente riprendere ora è complicato. E poi, per la miseria, è solo un amico! Non gli interesso affatto. Dovrebbero farsi gli affari loro. Tutti quanti.
Davvero non so che fare. Max dice che dovrei dirlo ai miei, per non passare dalla parte del torto. Già mi immagino "Sai mamma, mi hanno sparato"... Già pensano che abbia fatto una scelta folle, a registrarmi e iscrivermi alla Scuola. E comunque inutile starci a pensare, tanto la mamma non mi parla.
Sono ormai tre settimane che cerco inutilmente di parlare con lei. Casa, cellulare, ho chiamato perfino al negozio, nemmeno papà ha avuto il coraggio di venire al telefono. Ormai mi stanno cancellando dalla loro vita.
C'è poi questa cosa che tutti mi chiedono se con Arthur ci sia qualcosa. Sinceramente non lo so perché lo fanno. Fossero altri penserei che lo fanno per il gusto di mettermi in imbarazzo. Ma sono Max, Marcus... Io che in queste cose sono un'imbranata totale. Ho venticinque anni ma è come se ne avessi quindici. Macché quindici, dodici.
Del resto... Sono passati anni dall'ultimo tentativo di instaurare qualcosa con qualcuno. E ovviamente è andata come sempre. Cosa puoi instaurare con qualcuno se non puoi neanche dirgli chi sei? Cosa sei. E poi il potere che appena allenti il controllo rischia di diventare un pericolo... Anche a questo ho dovuto rinunciare. E sinceramente riprendere ora è complicato. E poi, per la miseria, è solo un amico! Non gli interesso affatto. Dovrebbero farsi gli affari loro. Tutti quanti.
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venerdì 22 gennaio 2016
It Hurts
È successo. È successo di nuovo. E forse era inevitabile. Ho colpito qualcuno con le mie fiamme. Gli ho fatto del male. E stavolta volontariamente. Non so se fosse davvero necessario, ma non c'è stato molto tempo per pensare. Marcus e Arthur sostengono che abbia fatto bene, che se non lo avessi fatto le conseguenze per tutti potevano essere peggiori. Ma io non ne sono del tutto convinta. Del resto quel Classer stava gestendo ottimamente la situazione. E comunque ormai non ha nessuna importanza. Sarebbe morto con o senza il mio intervento.
Chissà se era in grado di provare dolore.
Chissà se era in grado di provare dolore.
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mercoledì 13 gennaio 2016
Phonecall
Ciao mamma
Sì, sono io. Sto bene.
No, no sto bene, davvero. È che... sì devo dirti qualcosa.
Sì. Sì ecco... è successo giorni fa. Non... non riuscivo più a controllarlo.
Ci ho provato! Ma non ci riuscivo. È passato tanto di quel tempo!
Sì, alla fine sì, ci sono riuscita. Mi hanno aiutato.
Mamma... Ho dovuto chiedere aiuto! Preferivi che dessi fuoco a tutta casa?!
No. È... un professore della Young Gifted School. Un amico.
No!
No, non ancora.
Significa non ancora. Che non ho ancora deciso! Anzi sì, forse ho deciso.
Solo volevo parlartene prima.
Lo so. E sapevo che non avresti capito...
...
...
...
Mamma ormai ho deciso.
Ti ho detto che ho deciso. E andrò anche a registrarmi.
Mamma? Mamma per favore...
...
Mamma!
.
Sì, sono io. Sto bene.
No, no sto bene, davvero. È che... sì devo dirti qualcosa.
Sì. Sì ecco... è successo giorni fa. Non... non riuscivo più a controllarlo.
Ci ho provato! Ma non ci riuscivo. È passato tanto di quel tempo!
Sì, alla fine sì, ci sono riuscita. Mi hanno aiutato.
Mamma... Ho dovuto chiedere aiuto! Preferivi che dessi fuoco a tutta casa?!
No. È... un professore della Young Gifted School. Un amico.
No!
No, non ancora.
Significa non ancora. Che non ho ancora deciso! Anzi sì, forse ho deciso.
Solo volevo parlartene prima.
Lo so. E sapevo che non avresti capito...
...
...
...
Mamma ormai ho deciso.
Ti ho detto che ho deciso. E andrò anche a registrarmi.
Mamma? Mamma per favore...
...
Mamma!
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“La Phoeni-x è un organizzazione che sopravvive di un'unica forza: la vostra paura, che sia di un mutante o della registrazione.
Su qualsiasi attacco, su ogni morto, c'è l'ombra di uno spauracchio chiamato VPA. Ma la registrazione è l'unico strumento per garantire una convivenza pacifica tra gifted e umani, per garantire l'ordine. Non credete a chi la definisce un cappio del governo, perché è al contrario l'unico modo per essere davvero liberi, per non doversi nascondere o vivere come clandestini.
La Phoeni-x, che desidera sterminare la razza umana, è soltanto lo stesso mostro razzista che promette di combattere: un cancro che minaccia la pace, la libertà di ogni singolo mutante che sostiene di difendere.
Vi chiamano fratelli. Fanno appello alla fratellanza ma è solo una menzogna. Non vi stanno regalando la libertà che tanto proclamano, vi stanno dando una sola ed unica scelta: quella di vederla come loro.
Le porte della Young Gifted School sono sempre aperte per chiunque voglia scoprire da sé il valore della registrazione, per chiunque tema il proprio potere o desideri conoscerlo meglio. E così resteranno sempre, perché la nostra forza è il vero punto debole dei terroristi che si nascondono dietro al simbolo della fenice. Portiamo avanti un futuro di pace e di convivenza. Portiamo avanti la speranza di un Mondo in cui gifted ed umani siano uniti, in cui non ci sarà nessuno che vi metterà contro le vostre famiglie, contro i vostri amici.
Il primo passo per cambiare davvero il Mondo è quello verso la legalità. Il primo passo per prendervi cura di voi stessi e di coloro che vi sono vicini è quello di dichiararsi al Governo. Perché insieme si può costruire qualcosa, con la divisione ed il razzismo l'unica cosa che ci aspetta sono macerie.” [Comunicato della Young Gifted School in merito agli ultimi attacchi della Phoeni-X]
Continuo a rileggerlo. In particolare la parte finale.
Hanno ragione? Non riesco a deciderlo.
Da una parte non ce la faccio più a nascondermi, a scappare. Ho iniziato a 7 anni e non ho più smesso di scappare. Da quello che sono, da quello che posso fare. Per certi versi ancora ne ho paura. Ma sono adulta ormai. So quali sono i rischi, saprei gestirlo. Ma se da un lato vorrei imparare a conoscere e controllare questa parte di me, dall'altro ho paura.
“Non credete a chi la definisce un cappio del governo, perché è al contrario l'unico modo per essere davvero liberi, per non doversi nascondere o vivere come clandestini.”
“Davvero liberi”... Dovrei comunque continuare a nascondermi. I miei non dovrebbero sapere, della scuola, della registrazione, di niente. Nessuno nella mia città dovrebbe saperlo.
E comunque... se è vero che la registrazione è un modo per essere liberi, in totale uguaglianza, che senso ha l'Articolo 4*? Perché dopo avermi chiesto di uscire allo scoperto bollano le mie capacità NATURALI come arma impropria? Qualcosa che non ho il diritto di detenere, di usare come meglio credo, nei limiti delle leggi esistenti? Un Sapiens nella sua vita privata può usare un accendino, un saldatore, un lanciafiamme! Mentre io non posso usare la mia capacità nemmeno per accendere un camino, pena da tre a dieci anni...
“Il primo passo per cambiare davvero il Mondo è quello verso la legalità. Il primo passo per prendervi cura di voi stessi e di coloro che vi sono vicini è quello di dichiararsi al Governo. Perché insieme si può costruire qualcosa”
Quanto vorrei che fosse vero.
*VPA (Vigilantes Prohibition Act) - Art. 4:
Il divieto di utilizzo dei poteri in luogo pubblico o privato per ragioni differenti dalla sola difesa personale o altrui in caso di pericolo grave e imminente previsto per i Mutanti, con la seguente Legge è esteso a tutti i possessori di poteri sovrumani di qualunque natura. La violazione di tale divieto autorizza l'Autorità all'arresto in flagranza di reato e alla pena detentiva da 3 a 10 anni.
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lunedì 11 gennaio 2016
Awakening
Sono passati tre giorni. Ho cambiato le tende, il tappeto, e per ora ho comprato una fodera per il divano. Appena avrò i soldi ricomprerò anche quello. La parete dovrò dipingerla, o magari copro la macchia, e mi offro di pagare il danno al padrone di casa.
Sto mettendo in pratica i consigli di Marcus, riesco a canalizzare l’energia, a farla uscire, in modo che non mi provochi gli sbalzi dei giorni scorsi.
Sto iniziando ad accettarlo.
A suo parere dovrei iscrivermi alla scuola, ma mi ha lasciata libera di decidere, anche in merito alla registrazione.
Non posso farlo. I miei non me lo perdonerebbero. Non sarebbero in grado di capire. Qui a Philadelphia sembra di essere in un altro mondo…
Quello che devo ancora capire è… io cosa voglio? Voglio continuare a far finta di essere una Sapiens? O voglio finalmente accettare la mia natura di Gifted e realizzarla?
Realizzarla… Anche questo è un concetto molto relativo.
Se volessi seguire la legge alla lettera dovrei imparare a gestire il mio potere per poi dimenticarlo, confinandolo alla “legittima difesa”. Tutto questo è assurdo e umiliante.
La verità è che se hai il Gene-X tutto quello che devi fare è Mentire. Sempre, a tutti, e soprattutto a te stesso. Devi vivere da Sapiens. Perché così è stato deciso. E non da te, ovviamente.
Perché mi fa ribrezzo solo pensare in questi termini? Anche io ho iniziato a pensare in categorie, ora? Quanto vorrei poter essere semplicemente un Essere Umano. Con tutte le mie capacità, che derivino o meno dal Gene-X. Senza dovermene vergognare.
L’unica cosa che temo, ora, è che non sia sufficiente. Ho imparato a sfogare l’energia quando acquista potenza per via del mio nervosismo, o situazioni simili, ma può bastare? Il fuoco è qualcosa di pericoloso, se non si sa come gestirlo. Nessuno lo sa meglio di me. L’ho imparato a mie spese, prima ancora di saper scrivere correttamente il mio nome.
Sto mettendo in pratica i consigli di Marcus, riesco a canalizzare l’energia, a farla uscire, in modo che non mi provochi gli sbalzi dei giorni scorsi.
Sto iniziando ad accettarlo.
A suo parere dovrei iscrivermi alla scuola, ma mi ha lasciata libera di decidere, anche in merito alla registrazione.
Non posso farlo. I miei non me lo perdonerebbero. Non sarebbero in grado di capire. Qui a Philadelphia sembra di essere in un altro mondo…
Quello che devo ancora capire è… io cosa voglio? Voglio continuare a far finta di essere una Sapiens? O voglio finalmente accettare la mia natura di Gifted e realizzarla?
Realizzarla… Anche questo è un concetto molto relativo.
Se volessi seguire la legge alla lettera dovrei imparare a gestire il mio potere per poi dimenticarlo, confinandolo alla “legittima difesa”. Tutto questo è assurdo e umiliante.
La verità è che se hai il Gene-X tutto quello che devi fare è Mentire. Sempre, a tutti, e soprattutto a te stesso. Devi vivere da Sapiens. Perché così è stato deciso. E non da te, ovviamente.
Perché mi fa ribrezzo solo pensare in questi termini? Anche io ho iniziato a pensare in categorie, ora? Quanto vorrei poter essere semplicemente un Essere Umano. Con tutte le mie capacità, che derivino o meno dal Gene-X. Senza dovermene vergognare.
L’unica cosa che temo, ora, è che non sia sufficiente. Ho imparato a sfogare l’energia quando acquista potenza per via del mio nervosismo, o situazioni simili, ma può bastare? Il fuoco è qualcosa di pericoloso, se non si sa come gestirlo. Nessuno lo sa meglio di me. L’ho imparato a mie spese, prima ancora di saper scrivere correttamente il mio nome.
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venerdì 8 gennaio 2016
Inferno
“Hai uno dei poteri più belli in assoluto e volevi occultarlo? Simbolicamente il tuo potere deriva dalla luce solare, quella capace di creare e di grandi cose.”Ma è davvero così? Nella sua mente le parole di Marcus, che tanto a fondo sono arrivate nella sua anima, si sovrappongono a quelle immagini che credeva ormai dimenticate. Sepolte nel più profondo angolo della coscienza.
| -- Mathilde! Mathilde dove sei? Torna in casa, devi riordinare la stanza. Mathilde! La bambina, due corte treccine nere e tante mollettine colorate a fermarle i capelli, resta nascosta in silenzio, spiando la donna attraverso le fronde della fitta siepe. -- Mathilde Jenkins, vieni fuori immediatamente! Dove ti sei cacciata? -- chiama ancora a gran voce, la madre, con tono anche piuttosto preoccupato, poi mormora tra sé -- Quella bambina mi farà impazzire... Finalmente Nora Jenkins rientra in casa, per andarla a cercare altrove, e la bambina esce dal suo nascondiglio ridacchiando. Le mancano due denti davanti e i jeans che indossa sono chiazzati di macchie d'erba. Le manine affondate nelle tasche, dà un calcio a un sassolino e prende a bighellonare nel giardino, poi inizia a raccogliere foglie secche. Gialle, marroni, verdastre, di ogni forma e dimensione. Ci gioca per un po', mettendole in fila, le sovrappone in una pila sbilenca, poi le guarda cadere. Dal capanno degli attrezzi si sente un picchiare ritmico, intervallato da note fischiettate. Dopo un po' di tempo trascorso a giocare con foglie e sassolini, il nuovo gioco le viene a noia. Seduta in terra sbuffa, poi una luce dispettosa torna a illuminare gli occhi neri. Si guarda attorno con fare circospetto e prende a radunare le foglie, più altre foglie, e poi ancora altre foglie. Le mette in fila, a mucchietti, lungo il bordo del capanno. Torna poi verso i cespugli e stacca un ramoscello, lo ripulisce dai rametti laterali e poi sorride soddisfatta, tornando baldanzosa verso la sua fila di fantasmini. Certo, perché sono spiritelli del fuoco, e lei li farà danzare. Ancora una volta si guarda attorno. Dall'interno del capanno si sente picchiare e fischiettare, dunque non c'è rischio che suo padre si affacci all'improvviso. Impugna dunque per bene la sua bacchetta magica, come quella delle fatine dei cartoni, e puntandola al primo fantasmino gli dice -- Danza! Sa farlo ormai. Sa convogliare quell'energia a suo piacimento, più o meno. Ha imparato dal diario di Nonna Meredith. E oggi che ha trascorso tutta la giornata a giocare in giardino di energia ne ha proprio tanta! Ecco che il fantasmino prende vita. Le foglie iniziano a bruciare di una fiammella arancione, che si muove libera al soffio lieve dell'aria settembrina. -- Danza! -- dice ancora. E il secondo fantasmino prende vita, mentre gli occhi le brillano di contentezza. -- Danza! -- e ancora, e ancora. Sono ormai otto i fantasmini, li guarda beata farsi sempre più belli, più alti. Poi Duke passa correndo, portando la sua bambola preferita tra le fauci appiccicose -- Hey cagnaccio! Lascia andare Belinda! -- E la bambina corre via, lasciando andare la sua bacchetta magica, e dimenticando una fila di fantasmini che danzano gioiosi. Liberi. Saranno le grida di tutta la famiglia a richiamarla lì, qualche tempo dopo, mentre il capanno è avvolto da fiamme alte quanto il cielo. Sola in un angolo, nel tumulto generale, con gli occhi sgranati osserva il parossismo degli adulti, mentre le grida di suo padre all'interno le fanno gelare il sangue. Quando riescono a tirarlo fuori, il rosso e il rosa della sua carne ustionata le si imprimono per sempre negli occhi e nella mente. Diventeranno la sostanza dei suoi incubi per anni, molti anni a venire. |
Runaway
Oggi sono stata a casa tutto il giorno. Mi è successo altre due volte. Non ce la faccio più. Sto cercando di ricordare cosa diceva il diario di Meredith Rose, ma non ricordo. Ero troppo piccola. Ricordo qualche esercizio di concentrazione, ho provato ma non riesco. Forse da piccoli è più facile. O forse dipende solo dal fatto che allora ero meno spaventata. Era solo un gioco, per me. Non come ora. Sto cercando di calmarmi ma ogni volta la fiammata è peggiore, e più improvvisa. Non riesco a farci proprio niente. Dovrei chiamare Marcus. Chiedergli aiuto. Ma se lo facessi poi? Non voglio registrarmi, non voglio che altri sappiano. I miei non me lo perdonerebbero… Devo riuscirci da sola. Deve smettere. Voglio solo che torni tutto come prima!
giovedì 7 gennaio 2016
Dangerous
Lo sapevo. Sapevo che sarebbe successo e non sono riuscita a impedirlo. Fortunatamente è successo in cucina e sono riuscita a mascherare la cosa, ma… sta diventando pericoloso. Ancora non riesco a soffocarlo, è come decuplicato.
Dopo aver lasciato il Corpet, ieri, sono andata in giro. Ho camminato nel freddo tutto il pomeriggio, fino a notte inoltrata. Speravo che stancandomi sarei riuscita a dormire meglio, ma eccomi qui. Tre ore. E sono di nuovo sveglia. E mi sento male. Peggio di ieri, peggio di sempre. Ho paura.
Dopo aver lasciato il Corpet, ieri, sono andata in giro. Ho camminato nel freddo tutto il pomeriggio, fino a notte inoltrata. Speravo che stancandomi sarei riuscita a dormire meglio, ma eccomi qui. Tre ore. E sono di nuovo sveglia. E mi sento male. Peggio di ieri, peggio di sempre. Ho paura.
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Ubicazione:
Filadelfia, Pennsylvania, Stati Uniti
martedì 5 gennaio 2016
Pandora
Sono le 4. Domani al lavoro sarò uno straccio.
Ho deciso di mettermi a scrivere, sperando che questo mi aiuti. Forse non avrei dovuto parlarne con Marcus. Da quando ne ho parlato con lui è stato come se avessi scoperchiato il vaso di Pandora. Per tutto il giorno sono stata agitata, nervosa, sentivo il Problema risvegliarsi a ondate, continuamente.
Idiota. Devo smettere di chiamarlo in quel modo.
Come devo chiamarlo? Il Potere? L’energia? In ogni caso non mi lascia in pace. Tenerlo a bada mi costa sempre più fatica. Al lavoro sono stata distratta, sbadata. Alla fine mi hanno lasciata andare via prima per evitare che combinassi qualche guaio, sicuramente.
Non so che fare. Ho quasi paura di andare in biblioteca, domattina. Se qualcosa dovesse andare fuori controllo potrei incendiare tutto… Dio come devo fare?
Vorrei riuscire a ricacciare tutto indietro, come prima. Riuscire a non pensarci. L’ho fatto per anni, dovrei riuscirci ancora! E invece no. Continuo a sentirmi formicolare le mani, le gambe. Mi odio, maledizione. E forse scrivendo sto peggiorando la situazione.
Basta, ci proverò di nuovo. Stavolta con più convinzione. Devo riuscirci.
Ho deciso di mettermi a scrivere, sperando che questo mi aiuti. Forse non avrei dovuto parlarne con Marcus. Da quando ne ho parlato con lui è stato come se avessi scoperchiato il vaso di Pandora. Per tutto il giorno sono stata agitata, nervosa, sentivo il Problema risvegliarsi a ondate, continuamente.
Idiota. Devo smettere di chiamarlo in quel modo.
Come devo chiamarlo? Il Potere? L’energia? In ogni caso non mi lascia in pace. Tenerlo a bada mi costa sempre più fatica. Al lavoro sono stata distratta, sbadata. Alla fine mi hanno lasciata andare via prima per evitare che combinassi qualche guaio, sicuramente.
Non so che fare. Ho quasi paura di andare in biblioteca, domattina. Se qualcosa dovesse andare fuori controllo potrei incendiare tutto… Dio come devo fare?
Vorrei riuscire a ricacciare tutto indietro, come prima. Riuscire a non pensarci. L’ho fatto per anni, dovrei riuscirci ancora! E invece no. Continuo a sentirmi formicolare le mani, le gambe. Mi odio, maledizione. E forse scrivendo sto peggiorando la situazione.
Basta, ci proverò di nuovo. Stavolta con più convinzione. Devo riuscirci.
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