Visualizzazione post con etichetta Mum. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mum. Mostra tutti i post

venerdì 8 luglio 2016

Dear Sister #4

To: hljenks@aol.com
From: hilde.jk@aol.com
Subject:   

Non fa differenza. Non fa proprio nessuna differenza. E sai perché? Perché se questa legge passa, lo sapranno tutti comunque che sono una mutante registrata. Perché della nostra famiglia si chiacchiera da sempre. Perché abbiamo Meredith Rose nella genealogia, o te lo sei scordato?
E chi credi che andrebbero a cercare nel fantastico database dei mutanti e dei loro poteri i Pollak, i Bower e tutte le altre brave persone della nostra amorevole comunità?
Me, te, la mamma e magari anche papà, già che ci sono. Cosa credi, quanto ci metterebbero a trovare il mio nome? 

E no, non venirmi a dire che il mio primo errore è stato registrarmi. Non lo accetto. Voglio il DIRITTO di vivere legalmente. Ma probabilmente me lo toglieranno. Di nuovo. 

Perciò fanculo i Pollak e i Bower. E sì, hai letto proprio bene, ho scritto FANCULO. 
E salutami la mamma. 
Hilde

sabato 16 aprile 2016

Punishment

La porta è chiusa, nessuna finestra, l'unica luce quella artificiale, che ormai hanno spento per la notte. Piange, sotto le coperte, piange tutte le lacrime che ha. Non voleva. Non avrebbe mai voluto far del male a nessuno. Era stata solo una distrazione. Una dimenticanza.

Una volta finito tutto il trambusto, l'avevano presa e chiusa lì dentro. E lei sente che non è giusto. O forse lo è. Forse è giusto che lei paghi per quello che ha fatto.
Si toglie le coperte di dosso e scivola in terra, i piedini scalzi sul pavimento freddo, poi si inginocchia. Congiunge le manine, stringendo gli occhi.

-Ti prego, ti prego, fammi tornare normale. Non voglio più far danzare i fantasmini. Sono cattivi. Hanno fatto del male al mio papà. Non voglio. Portami via questa brutta cosa. Voglio essere come ero prima. Voglio piacere alla mamma. E a Helen. E non voglio più fare del male a nessuno.

Le lacrime scorrono sul visino di quella bimba a cui mancano due incisivi, con i capelli tirati indietro dalle mollettine colorate e dalle due piccole treccine, che nessuno ha pensato a scioglierle, mentre veniva chiusa in quella stanza. Per punizione. O forse per tenerla lontana dalla fonte della sua energia. O entrambe.



Ma non è più una bimba ora. Ora sa di non aver sbagliato, non così tanto. Non sono sue le colpe. Non tutte.

sabato 26 marzo 2016

To:  hilde.jk@aol.com
From: jeb.jenkins@kennebunkport.org
Subject: 
Ciao tesoro. 

Forse avrei dovuto chiamarti, non scriverti, ma ho preferito così. Mi ha dato il tuo indirizzo Helen.
Mi è dispiaciuto molto tutto quello che è successo, e ho sbagliato a non chiamarti fino ad ora. Credevo che dandole un po' di tempo le sarebbe passata, speravo fosse così, ma a quanto pare gliene serve ancora. 
Solo che stavolta non sono disposto ad aspettare. Non a tue spese.
Domattina sono a Philadelphia, resterò con te per la Pasqua, se tu non hai niente in contrario. La mamma è da Helen, starà bene.

Fammi sapere se sei d'accordo.

Papà 

mercoledì 17 febbraio 2016

Dear Sister #2

To: hilde.jk@aol.com
From: hljenks@aol.com
Subject: Ciao 
Ciao Hilde.

Scusami se non ti ho risposto prima, sono stata molto impegnata in questi giorni. Stiamo lavorando a un progetto particolarmente complesso, spesso faccio tardi e mi sveglio all'alba.
La mamma non era entrata in dettagli ma sì, qualcosa mi aveva accennato.
Capisco come ti senti, ma non c'è molto che io possa fare, lo sai. Purtroppo la situazione è quella che conosci.
Proverò a parlarci, ma non so quando. E comunque non farti illusioni, non ti assicuro niente. Tu intanto cerca di non scoprirti troppo e di non metterti nei guai.
Sono contenta che tu stia bene.

Helen

sabato 13 febbraio 2016

Dear Sister

To:  hljenks@aol.com
From: hilde.jk@aol.com
Subject: Ciao 
Ciao Helen, 
so che non ti ho mai scritto, ma questa volta ho preferito così. Per telefono lo trovo più complicato. E di persona forse ancora di più.
Cosa hai saputo di me, negli ultimi mesi? La mamma ti ha raccontato? Non mi meraviglierei se non lo avesse fatto. È come se stesse cercando di cancellarmi. Completamente.
Ormai avrai capito qual'è il punto. Il mio "Problema". Helen scusa, ma non ce la faccio più a chiamarlo così. Lo so io come lo sai anche tu che non è una stregoneria, né una maledizione, ma solo il gene X che si è risvegliato nel sangue della nostra famiglia da generazioni.
Fatto sta che quando sono arrivata a Philadelphia, dove i mutanti sono definiti tali, per quanto spesso nascano problemi. Dove è possibile ma non necessario nascondere la propria natura a tutti i costi... Qualcosa è cambiato. L'energia ha ripreso a scorrere più violenta che mai e non riuscivo più a controllarla.
Ho iniziato con una fiammata sul lavoro. Lavoravo in un locale, fortunatamente è successo nelle cucine, ho potuto mascherarlo. Poi in casa, una volta, poi un'altra. Ho rischiato di dar fuoco a ogni cosa Helen. Ho avuto paura, tanta.
Per fortuna, o probabilmente il destino, perché forse se non avessi parlato con lui nemmeno mi sarei trovata in quella situazione. In ogni caso non so perché. Fatto sta che ho conosciuto Marcus pochi giorni prima di trovarmi in quella situazione ed è stato fondamentale. È un professore della Young Gifted School. È riuscito a calmarmi, a farmi capire come controllarlo, e soprattutto non mi ha imposto niente. Né la registrazione, né l'iscrizione alla scuola. Mi ha dato consigli, ma mi ha lasciato completamente libera di scegliere.
E alla fine ho scelto.
Ho scelto di registrarmi e di iscrivermi alla scuola. Ho scelto di vivere alla luce del sole. Letteralmente. Di seguire la legge e di imparare a gestire il mio potere, a conoscermi, a vivere per quella che sono, non come il simulacro di una persona che non esiste.
Helen ti prego, dimmi che almeno tu puoi capirlo.
Ho chiamato la mamma, non ha voluto ascoltare ragioni, mi ha proibito di registrarmi, di iscrivermi alla scuola, mi ha minacciata. E ha chiuso il conto della mia carta di credito.
Forse sperava che cambiassi idea, ma non posso. Puoi capirlo?  Dopo 18 anni mi sono di nuovo sentita completa, mi sono sentita Me. E credo che il mio dovere, ora, sia mettere quello che so fare al servizio degli altri. E aiutare gli altri Gifted ad accettarsi e le persone ad accettarci. E fare qualsiasi cosa sia in mio potere perché nessuno debba mai più soffrire come noi, Helen, come me, come papà, la mamma. E tu? Non ho mai saputo se tu abbia sofferto di tutta questa situazione. Sicuramente vedere papà sfigurato, e... Mi hai odiata, Helen?
Non so perché ho deciso di scriverti. Non abbiamo mai parlato molto di cose serie. Meno che mai di questo.
Ma mi manca la mia famiglia. E penso che sia ingiusto e sbagliato. Non ho fatto niente, a parte nascere diversa, con il gene di Meredith Rose.
Qualunque cosa pensi, Helen, qualunque cosa tu decida, ti voglio bene. Ne voglio a tutti voi. Non voglio crearvi problemi, ma devo vivere la mia vita. 
Salutami la mamma e papà.
Hilde

 P.S. Alla Free mi hanno presa. E sì, dopo la registrazione. Hanno il badge tra i documenti di assunzione. 
 

domenica 7 febbraio 2016

Phonecalls

Pronto?

Pronto, Mamma?

Oh Helen, tesoro! Sono appena rientrata dall'ambulatorio, 
ti avrei chiamata io, più tardi, come stai?

Mamma sono Hilde

...

Mamma?

...

Mamma per favore...

[clic]


Risponde la segreteria telefonica di casa Jenkins. Non siamo al momento in casa, se volete lasciate un messaggio! - Beeeeeep -




venerdì 5 febbraio 2016

Commitment

E quindi avevano ragione. Tutti quanti. Ma solo io non ci avevo capito niente? Giusto a dimostrazione del fatto che per queste cose sono completamente imbranata.
Però è stata bella la sorpresa. Talmente bella che inizialmente ho dubitato. Specie quando mi ha chiesto scusa. Chi ancora nel 2024 chiede scusa per... un bacio? Sembra uscito da un film in bianco e nero, a volte. O da una fiaba per bambini. Eppure sono convinta che nemmeno il principe azzurro abbia mai chiesto scusa. Eppure si approfittava di ragazze addormentate!

È di una bellezza disarmante, da togliere il respiro. Eppure sembra non accorgersene. Sempre insicuro, imbarazzato. Ancora mi è difficile crederci. E sono felice.
Ed è così dannatamente bello, quando arriva il calore, e so che gli occhi stanno cambiando colore, non dover fare niente. Non dover scappare. Non dovermi nascondere. Basta solo sorridere, e lui capisce, aspetta. Lui sa, ed è come me. Ed è ME che guarda, a ME sorride, bacia ME. È il primo. L'unico.

Mi chiedo come sarebbe, ora, se lui non ci fosse.

Sicuramente starei meglio che in passato. Meglio di sempre. Ho la Scuola, Marcus, Max, persone di cui fidarmi, che mi vogliono bene.
Eppure la tensione, quella sarebbe più difficile da gestire. Ho ormai preso la mia decisione, sono convinta che sia la cosa giusta e mio dovere. Ma è ovvio che io abbia paura, è impossibile non averne.

La verità è che quando ti rendi conto di cosa sei, di cosa puoi, non puoi più tirarti indietro.

Fino a domani proverò ancora a parlare con la mamma. O con papà. Se non ci riesco scriverò a Helen. È l'ultima cosa che mi resta da fare.

lunedì 1 febbraio 2016

Wounds

Eccomi qua, con un buco in una spalla, il morale a terra e la testa confusa.
Davvero non so che fare. Max dice che dovrei dirlo ai miei, per non passare dalla parte del torto. Già mi immagino "Sai mamma, mi hanno sparato"...  Già pensano che abbia fatto una scelta folle, a registrarmi e iscrivermi alla Scuola. E comunque inutile starci a pensare, tanto la mamma non mi parla.
Sono ormai tre settimane che cerco inutilmente di parlare con lei. Casa, cellulare, ho chiamato perfino al negozio, nemmeno papà ha avuto il coraggio di venire al telefono. Ormai mi stanno cancellando dalla loro vita.
C'è poi questa cosa che tutti mi chiedono se con Arthur ci sia qualcosa. Sinceramente non lo so perché lo fanno. Fossero altri penserei che lo fanno per il gusto di mettermi in imbarazzo. Ma sono Max, Marcus... Io che in queste cose sono un'imbranata totale. Ho venticinque anni ma è come se ne avessi quindici. Macché quindici, dodici.
Del resto... Sono passati anni dall'ultimo tentativo di instaurare qualcosa con qualcuno. E ovviamente è andata come sempre. Cosa puoi instaurare con qualcuno se non puoi neanche dirgli chi sei? Cosa sei. E poi il potere che appena allenti il controllo rischia di diventare un pericolo... Anche a questo ho dovuto rinunciare. E sinceramente riprendere ora è complicato. E poi, per la miseria, è solo un amico! Non gli interesso affatto. Dovrebbero farsi gli affari loro. Tutti quanti.

giovedì 28 gennaio 2016

Happiness, More or Less

Mi hanno preso! Sono passata a ritirare la posta e a saldare i danni all'appartamento ed era lì! La risposta della Free Library! Un incarico part time, di basso livello, ma intanto sono entrata! Sono così felice... Peccato non poterlo dire a nessuno. Forse qualcuno sì. Ma comunque non alle persone a cui vorrei dirlo. Potrei farlo, ma non voglio rovinarmi questo momento, lo farò nei prossimi giorni. Chiamare e sentire il silenzio calare dall'altra parte non è il modo migliore per festeggiare l'avvenimento.
Mi manca lo scondinzolare di Duke.
La mamma mi manca? E papà? Non lo so. Di certo quello che non mi manca è sentirmi sempre un'immagine riveduta e corretta di me stessa, infilata in una vita "normale" che per me non aveva niente di normale. Costretta a mentire su tutto e a tutti, come se stessi vivendo una vita non mia.
E pensare che ho vissuto così per diciotto anni. Come ho fatto a non impazzire?
Però sì, un po' mi mancano. Forse mi manca quello che non ho mai avuto. Il loro amore per ME, non per qualcuno che non è mai esistito se non nella loro testa.



martedì 19 gennaio 2016

Fresh Beginnings

Mi sono trasferita alla Scuola. Mi sono iscritta, trasferita alla scuola e registrata, nell'ordine. Tutto nell'arco di due giorni.
E sento che sia stata la decisione migliore che ho preso negli ultimi venti anni. O forse l'unica che ho davvero preso personalmente.
Mamma non mi parla. Ho provato a chiamarla un paio di volte, ma non ha voluto parlarmi. Papà non so, non era in casa. O almeno così mi è stato detto. Se almeno provassero ad ascoltarmi...
Helen non saprei. Forse dovrei chiamarla, ma in fondo... Non abbiamo mai parlato di queste cose, non saprei da che parte cominciare.
Con il lavoro è un po' un casino, perché non riesco a fare tutto. Dovrò lasciarne uno. Ero incerta se lasciare il Corpet o la biblioteca. E ho anche saputo che Inara e Alba lo hanno ceduto. Per carità, anche Nite e Ice sono in gamba, ci vado molto d'accordo. Con Ice, Nite mi inquieta un po' a tratti.
In ogni caso non è questo. Solo che... Stavo per fare richiesta alla Free Library e... Probabilmente farò così: se mi accettano la richiesta, lascio il Corpet E la libreria. Altrimenti... Probabilmente è meglio lasciare il Corpet, per avere più chance alla Free.
In ogni caso oggi porto il curriculum, incrociamo le dita, magari se mi rispondono rapidamente nemmeno devo scegliere.

mercoledì 13 gennaio 2016

Phonecall

Ciao mamma

Sì, sono io. Sto bene. 

No, no sto bene, davvero. È che... sì devo dirti qualcosa.

Sì. Sì ecco... è successo giorni fa. Non... non riuscivo più a controllarlo.

Ci ho provato! Ma non ci riuscivo. È passato tanto di quel tempo!

Sì, alla fine sì, ci sono riuscita. Mi hanno aiutato.

Mamma... Ho dovuto chiedere aiuto! Preferivi che dessi fuoco a tutta casa?!

No. È... un professore della Young Gifted School. Un amico.

No! 

No, non ancora.

Significa non ancora. Che non ho ancora deciso! Anzi sì, forse ho deciso.
Solo volevo parlartene prima.

Lo so. E sapevo che non avresti capito...

...

...

...

Mamma ormai ho deciso.

Ti ho detto che ho deciso. E andrò anche a registrarmi.

Mamma? Mamma per favore...

...

Mamma!

.

lunedì 11 gennaio 2016

Awakening

Sono passati tre giorni. Ho cambiato le tende, il tappeto, e per ora ho comprato una fodera per il divano. Appena avrò i soldi ricomprerò anche quello. La parete dovrò dipingerla, o magari copro la macchia, e mi offro di pagare il danno al padrone di casa.
Sto mettendo in pratica i consigli di Marcus, riesco a canalizzare l’energia, a farla uscire, in modo che non mi provochi gli sbalzi dei giorni scorsi.
Sto iniziando ad accettarlo.
A suo parere dovrei iscrivermi alla scuola, ma mi ha lasciata libera di decidere, anche in merito alla registrazione.
Non posso farlo. I miei non me lo perdonerebbero. Non sarebbero in grado di capire. Qui a Philadelphia sembra di essere in un altro mondo…

Quello che devo ancora capire è… io cosa voglio? Voglio continuare a far finta di essere una Sapiens? O voglio finalmente accettare la mia natura di Gifted e realizzarla?
Realizzarla… Anche questo è un concetto molto relativo.
Se volessi seguire la legge alla lettera dovrei imparare a gestire il mio potere per poi dimenticarlo, confinandolo alla “legittima difesa”. Tutto questo è assurdo e umiliante.
La verità è che se hai il Gene-X tutto quello che devi fare è Mentire. Sempre, a tutti, e soprattutto a te stesso. Devi vivere da Sapiens. Perché così è stato deciso. E non da te, ovviamente.

Perché mi fa ribrezzo solo pensare in questi termini? Anche io ho iniziato a pensare in categorie, ora? Quanto vorrei poter essere semplicemente un Essere Umano. Con tutte le mie capacità, che derivino o meno dal Gene-X. Senza dovermene vergognare.

L’unica cosa che temo, ora, è che non sia sufficiente. Ho imparato a sfogare l’energia quando acquista potenza per via del mio nervosismo, o situazioni simili, ma può bastare? Il fuoco è qualcosa di pericoloso, se non si sa come gestirlo. Nessuno lo sa meglio di me. L’ho imparato a mie spese, prima ancora di saper scrivere correttamente il mio nome.

venerdì 8 gennaio 2016

Inferno

“Hai uno dei poteri più belli in assoluto e volevi occultarlo? Simbolicamente il tuo potere deriva dalla luce solare, quella capace di creare e di grandi cose.”
 Ma è davvero così? Nella sua mente le parole di Marcus, che tanto a fondo sono arrivate nella sua anima, si sovrappongono a quelle immagini che credeva ormai dimenticate. Sepolte nel più profondo angolo della coscienza.

-- Mathilde! Mathilde dove sei? Torna in casa, devi riordinare la stanza. Mathilde! 

La bambina, due corte treccine nere e tante mollettine colorate a fermarle i capelli, resta nascosta in silenzio, spiando la donna attraverso le fronde della fitta siepe. 

 -- Mathilde Jenkins, vieni fuori immediatamente! Dove ti sei cacciata? -- chiama ancora a gran voce, la madre, con tono anche piuttosto preoccupato, poi mormora tra sé -- Quella bambina mi farà impazzire... 

 Finalmente Nora Jenkins rientra in casa, per andarla a cercare altrove, e la bambina esce dal suo nascondiglio ridacchiando. Le mancano due denti davanti e i jeans che indossa sono chiazzati di macchie d'erba. Le manine affondate nelle tasche, dà un calcio a un sassolino e prende a bighellonare nel giardino, poi inizia a raccogliere foglie secche. Gialle, marroni, verdastre, di ogni forma e dimensione. Ci gioca per un po', mettendole in fila, le sovrappone in una pila sbilenca, poi le guarda cadere. Dal capanno degli attrezzi si sente un picchiare ritmico, intervallato da note fischiettate. 

 Dopo un po' di tempo trascorso a giocare con foglie e sassolini, il nuovo gioco le viene a noia. Seduta in terra sbuffa, poi una luce dispettosa torna a illuminare gli occhi neri. Si guarda attorno con fare circospetto e prende a radunare le foglie, più altre foglie, e poi ancora altre foglie. Le mette in fila, a mucchietti, lungo il bordo del capanno. Torna poi verso i cespugli e stacca un ramoscello, lo ripulisce dai rametti laterali e poi sorride soddisfatta, tornando baldanzosa verso la sua fila di fantasmini. Certo, perché sono spiritelli del fuoco, e lei li farà danzare. 
Ancora una volta si guarda attorno. Dall'interno del capanno si sente picchiare e fischiettare, dunque non c'è rischio che suo padre si affacci all'improvviso. 
Impugna dunque per bene la sua bacchetta magica, come quella delle fatine dei cartoni, e puntandola al primo fantasmino gli dice -- Danza! 
Sa farlo ormai. Sa convogliare quell'energia a suo piacimento, più o meno. Ha imparato dal diario di Nonna Meredith. E oggi che ha trascorso tutta la giornata a giocare in giardino di energia ne ha proprio tanta! Ecco che il fantasmino prende vita. Le foglie iniziano a bruciare di una fiammella arancione, che si muove libera al soffio lieve dell'aria settembrina. -- Danza! -- dice ancora. E il secondo fantasmino prende vita, mentre gli occhi le brillano di contentezza. -- Danza! -- e ancora, e ancora. Sono ormai otto i fantasmini, li guarda beata farsi sempre più belli, più alti. Poi Duke passa correndo, portando la sua bambola preferita tra le fauci appiccicose -- Hey cagnaccio! Lascia andare Belinda! -- E la bambina corre via, lasciando andare la sua bacchetta magica, e dimenticando una fila di fantasmini che danzano gioiosi. Liberi. 

 Saranno le grida di tutta la famiglia a richiamarla lì, qualche tempo dopo, mentre il capanno è avvolto da fiamme alte quanto il cielo. Sola in un angolo, nel tumulto generale, con gli occhi sgranati osserva il parossismo degli adulti, mentre le grida di suo padre all'interno le fanno gelare il sangue. Quando riescono a tirarlo fuori, il rosso e il rosa della sua carne ustionata le si imprimono per sempre negli occhi e nella mente. Diventeranno la sostanza dei suoi incubi per anni, molti anni a venire.