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mercoledì 20 aprile 2016
Traces of Ink - 1
La pagina di un'agenda del 2024, quella corrispondente al 19 Aprile, coperta di una scrittura fitta e un po' irregolare, diversa da quella solitamente ordinata di Hilde, ma riconoscibile a un occhio attento.
Cameron mi odia.
È convinto che l'abbia usato con chissà quali fini politici.
Non riesco a credere che possa pensare una cosa simile.
Ma probabilmente è colpa mia. Ho cercato di fargli capire quanto questa legge sia ingiusta, e quanto sia nostro dovere parlarne, non nasconderci.
E l'ho fatto nel momento sbagliato. Quando si era assurdamente convinto che avessi pianificato tutto.
E non è bastato che gli abbia assicurato, giurato, che non era così.
Mi ha giudicata e trovata colpevole. Unica prova a carico, l'odio che provo per questa legge e il desiderio di fare qualsiasi cosa per aiutare chi ne viene quotidianamente schiacciato.
Non conta niente il fatto che non consideri colpevole nessuno di loro, il fatto che consideri chi è costretto ad applicare questa legge infame una vittima quanto chi è costretto a subirla.
Ha detto che al mio posto avrebbe fatto la stessa cosa.
Ma avrei dovuto giurargli che no, mai avrei parlato di quanto mi è successo, nell'ambito della mia attività per SHINE? E avrei potuto? Non andrò certo a gridarlo ai quattro venti appena fuori di qui, come lui sembra pensare che avrei fatto. Ma non me la sento tuttora di giurare che non ne parlerò mai e con nessuno. Perché è la mia vita. È qualcosa che mi è capitato senza che lo abbia cercato o desiderato. Ed è sbagliato.
Davvero devo rinunciare anche al poco che di buono potrebbe venire da tutto questo? Lasciare che tutto quello che sto soffrendo sia stato inutile?
Ma questo per lui vuol dire tradire la sua fiducia, il suo affetto, il suo desiderio di sacrificarsi al mio posto.
Non vede le centinaia, forse migliaia di persone che soffrono per gli stessi motivi, senza un Cameron Levy a far loro da scudo. Vede solo Hilde Jenkins, che poteva evitare e non ha evitato, che potrebbe tacere e non vuole. E come lui, solo questo vedono tutti gli altri.
Ma mi fa male vederlo soffrire per questo. E il suo risentimento è mille volte peggio di queste sbarre, di queste mura sempre uguali, di questo tempo che sembra inceppato, che gira su sé stesso senza senso. Persino peggio della riprovazione di quelli che si dicono la mia famiglia, ma non possono aspettare di lasciarmi uscire di qui, prima. Devono interrogarmi, incalzarmi, e accusarmi di ipocrisia e menefreghismo mentre ho addosso un'informe tuta arancione e le manette ai polsi, riesco a lavarmi a stento, non ho voglia di mangiare e credo di aver finito le lacrime, per poi scoprire a tradimento ogni volta di averne ancora.
Me la sono cercata, hanno detto.
No. Ho fatto quello che dovevo. Ho solo detto la verità.
Mesi fa mi è stato chiesto di fare una scelta. O accettare legge così com'è o lasciare la Scuola. Ho scelto di accettarla, e ora?
Non ha senso affermare di attenersi alle leggi quando poi questo vale solo quando non ci sfiorano.
Ma questo sembra aver senso solo per me.
Non so se riuscirò a tornare quella di prima.
Non mi sono mai sentita così sola.
Cameron mi odia.
È convinto che l'abbia usato con chissà quali fini politici.
Non riesco a credere che possa pensare una cosa simile.
Ma probabilmente è colpa mia. Ho cercato di fargli capire quanto questa legge sia ingiusta, e quanto sia nostro dovere parlarne, non nasconderci.
E l'ho fatto nel momento sbagliato. Quando si era assurdamente convinto che avessi pianificato tutto.
E non è bastato che gli abbia assicurato, giurato, che non era così.
Mi ha giudicata e trovata colpevole. Unica prova a carico, l'odio che provo per questa legge e il desiderio di fare qualsiasi cosa per aiutare chi ne viene quotidianamente schiacciato.
Non conta niente il fatto che non consideri colpevole nessuno di loro, il fatto che consideri chi è costretto ad applicare questa legge infame una vittima quanto chi è costretto a subirla.
Ha detto che al mio posto avrebbe fatto la stessa cosa.
Ma avrei dovuto giurargli che no, mai avrei parlato di quanto mi è successo, nell'ambito della mia attività per SHINE? E avrei potuto? Non andrò certo a gridarlo ai quattro venti appena fuori di qui, come lui sembra pensare che avrei fatto. Ma non me la sento tuttora di giurare che non ne parlerò mai e con nessuno. Perché è la mia vita. È qualcosa che mi è capitato senza che lo abbia cercato o desiderato. Ed è sbagliato.
Davvero devo rinunciare anche al poco che di buono potrebbe venire da tutto questo? Lasciare che tutto quello che sto soffrendo sia stato inutile?
Ma questo per lui vuol dire tradire la sua fiducia, il suo affetto, il suo desiderio di sacrificarsi al mio posto.
Non vede le centinaia, forse migliaia di persone che soffrono per gli stessi motivi, senza un Cameron Levy a far loro da scudo. Vede solo Hilde Jenkins, che poteva evitare e non ha evitato, che potrebbe tacere e non vuole. E come lui, solo questo vedono tutti gli altri.
Ma mi fa male vederlo soffrire per questo. E il suo risentimento è mille volte peggio di queste sbarre, di queste mura sempre uguali, di questo tempo che sembra inceppato, che gira su sé stesso senza senso. Persino peggio della riprovazione di quelli che si dicono la mia famiglia, ma non possono aspettare di lasciarmi uscire di qui, prima. Devono interrogarmi, incalzarmi, e accusarmi di ipocrisia e menefreghismo mentre ho addosso un'informe tuta arancione e le manette ai polsi, riesco a lavarmi a stento, non ho voglia di mangiare e credo di aver finito le lacrime, per poi scoprire a tradimento ogni volta di averne ancora.
Me la sono cercata, hanno detto.
No. Ho fatto quello che dovevo. Ho solo detto la verità.
Mesi fa mi è stato chiesto di fare una scelta. O accettare legge così com'è o lasciare la Scuola. Ho scelto di accettarla, e ora?
Non ha senso affermare di attenersi alle leggi quando poi questo vale solo quando non ci sfiorano.
Ma questo sembra aver senso solo per me.
Non so se riuscirò a tornare quella di prima.
Non mi sono mai sentita così sola.
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sabato 16 aprile 2016
Punishment
| La porta è chiusa, nessuna finestra, l'unica luce quella artificiale, che ormai hanno spento per la notte. Piange, sotto le coperte, piange tutte le lacrime che ha. Non voleva. Non avrebbe mai voluto far del male a nessuno. Era stata solo una distrazione. Una dimenticanza. Una volta finito tutto il trambusto, l'avevano presa e chiusa lì dentro. E lei sente che non è giusto. O forse lo è. Forse è giusto che lei paghi per quello che ha fatto. Si toglie le coperte di dosso e scivola in terra, i piedini scalzi sul pavimento freddo, poi si inginocchia. Congiunge le manine, stringendo gli occhi. -Ti prego, ti prego, fammi tornare normale. Non voglio più far danzare i fantasmini. Sono cattivi. Hanno fatto del male al mio papà. Non voglio. Portami via questa brutta cosa. Voglio essere come ero prima. Voglio piacere alla mamma. E a Helen. E non voglio più fare del male a nessuno. Le lacrime scorrono sul visino di quella bimba a cui mancano due incisivi, con i capelli tirati indietro dalle mollettine colorate e dalle due piccole treccine, che nessuno ha pensato a scioglierle, mentre veniva chiusa in quella stanza. Per punizione. O forse per tenerla lontana dalla fonte della sua energia. O entrambe. |
Ma non è più una bimba ora. Ora sa di non aver sbagliato, non così tanto. Non sono sue le colpe. Non tutte.
venerdì 25 marzo 2016
Lessons
È un gruppo di bambini quello che ha davanti. Hanno finito di leggere un brano di letteratura e ora hanno chiuso i libri, per iniziare la parte della lezione dedicata al controllo dei poteri.
- Quindi ricordate cosa dovete fare?
- Respirare - è quasi un coro, un po' scombinato.
- E respirare come?
- Lentamente - come sopra.
- E se vi agitate che succede?
- Che non riusciamo a controllarlo - ancora una volta poche voci spiccano, in un insieme più o meno omogeneo.
Sorride, annuendo soddisfatta.
- Bene, Matthew, fammi vedere.
È un bel bambino dai capelli scuri, gli occhi di un verde trasparente, il naso coperto di lentiggini, ha una decina di anni, forse meno. Raddrizza le spalle, inizia a respirare lentamente.
- Bravissimo. Ora cerca di sentire l'energia, portala tutta nella mano destra.
Il bambino solleva la mano, palmo in alto, e pian piano piccole scariche elettriche disegnano sottili saette che scorrono da un dito all'altro, sollevando un'ondata di risolini e commenti sottovoce.
Hilde sorride.
- Perfetto, basta così. Martha, vieni tu ora.
Si alza una bimba bionda, con i capelli corti e gli occhi celesti. Al suo sorriso manca un canino.
- Sei riuscita?
La bimba annuisce.
- Bene, fammi vedere.
Martha prende un bel respiro e lentamente, dai tagli verticali sulla schiena della sua maglietta spuntano due ali candide, che pian piano si dispiegano sollevandosi verso l'alto. Le batte un paio di volte.
L'insegnante sorride annuendo, poi un cenno incoraggiante.
La bimba serra le labbra, sospira rumorosamente, poi chinata la testa ripiega le ali e inizia a contorcersi un poco. Hilde anche serra le labbra, e cerca di conservare l'espressione serena, che diviene appena un po' apprensiva. Ma mantiene il sorriso.
- Non innervosirti Martha, continua a respirare lentamente, e tieni la schiena rilassata.
Le ali pian piano si riducono di dimensioni, poi ancora spunta qualche penna dalla schiena della bimba, infine scompaiono.
- Bravissima! - esclama la ragazza con un sorriso, mentre tutta la classe prorompe in un applauso che fa affiorare di nuovo quella finestrella tra le labbra della bimba.
- Siete stati bravissimi, tutti quanti. Ora potete andare, ma cosa dovete ricordare?
- Che dobbiamo esercitarci solo dentro le mura della Scuola! - risponde un bambino zelante, prima degli altri. Hilde annuisce con un sorriso.
- Miss Jenkins, ma perché non posso saltare, fuori dalla scuola? So farlo bene! Al parco c'è un albero bellissimo, ha i fiori grandi, li volevo vedere... E anche a Martha volevo farli vedere. Lei ci arriverebbe, con le ali!
- Perché non possiamo, Rose. Vi ricordate? Vi ho parlato del VPA. La legge dice che i poteri si possono usare solo in caso di pericolo. E a scuola.
Il tono è gentile, e anche il sorriso, che cerca di infondere anche agli occhi scuri, probabilmente con scarsi risultati.
- Ma il VPA è per i Vigilantes! Noi non siamo Vigilantes!
- Il VPA è per chi ha poteri speciali Matthew. E noi li abbiamo.
- Ma a James non dice niente nessuno se gli guarisce il dito fuori dalla scuola!!! - protesta una vocina sul fondo.
- E poi perché Martha si può esercitare a casa e io no?! - un'altra voce alla sua destra.
- Perché Martha abita dentro la scuola, Rose... - risponde con pazienza, ancora con un debole sorriso.
Il suono della campanella arriva a salvarla da quei discorsi, portandosi via uno sciame di bambini ridenti, lasciandola con un macigno in fondo al cuore.
lunedì 29 febbraio 2016
A Strong Woman...
Eccomi qui, di nuovo a un bivio. E stavolta sento che sto per perdere tutto. Non ho fatto in tempo a sentirmi completa, intera, felice anche, forse per la prima volta. È durato meno di un attimo. Poi prima Arthur, ora la Scuola, tutto mi sta crollando addosso di nuovo e io non ce la faccio.
Una donna forte. No, non lo sono. Sono solo una che da sempre cerca di restare in piedi in mezzo alla burrasca. Cerco di andare avanti, un passo dopo l'altro.
E ora se lascio la scuola...
Del resto cosa dovevo fare? Non posso rivestire un ruolo di questa importanza se chi ha fiducia in me non sa fino in fondo in chi ripone la sua fiducia.
Dovevo dirglielo. E se questo è il risultato non importa. Probabilmente sono io che non ho capito a fondo. Forse la Scuola non è solo un luogo dove sentirsi accolti, dove imparare ad accettare sé stessi e imparare a gestire quello che siamo, e magari imparare a far conoscere quello che siamo, davvero, oltre tutti i preconcetti. Forse davvero è il luogo dove sottomettersi a quello che consideriamo ingiusto e sbagliato. E allora no, non è il posto per me.
Ma allora perché sto così male?
Una donna forte. No, non lo sono. Sono solo una che da sempre cerca di restare in piedi in mezzo alla burrasca. Cerco di andare avanti, un passo dopo l'altro.
E ora se lascio la scuola...
Del resto cosa dovevo fare? Non posso rivestire un ruolo di questa importanza se chi ha fiducia in me non sa fino in fondo in chi ripone la sua fiducia.
Dovevo dirglielo. E se questo è il risultato non importa. Probabilmente sono io che non ho capito a fondo. Forse la Scuola non è solo un luogo dove sentirsi accolti, dove imparare ad accettare sé stessi e imparare a gestire quello che siamo, e magari imparare a far conoscere quello che siamo, davvero, oltre tutti i preconcetti. Forse davvero è il luogo dove sottomettersi a quello che consideriamo ingiusto e sbagliato. E allora no, non è il posto per me.
Ma allora perché sto così male?
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venerdì 19 febbraio 2016
Darkness and Light - A Phoenix And The Real Thing: The Sun
"Colpire gli agenti della Force è giusto: essi sono solo servi di un governo razzista che opprime e schiaccia sotto il suo tallone i nostri fratelli mutanti e che noi smantelleremo pezzo per pezzo."No. Sono solo persone in errore. Hanno fatto una scelta, quella di impegnarsi per far applicare la legge sul controllo. Ma di questo si tratta, far applicare una legge. Se la legge è sbagliata, loro saranno al massimo responsabili del come la fanno rispettare, ma non è loro l'errore di fondo. Bisogna far cambiare la legge.
"Invitiamo tutti i fratelli e le sorelle vessati della prevaricazione di un governo razzista e ostile a unirsi alla Causa."No. Siamo vessati dalle regole imposte da un governo spaventato, o che comunque deve render conto a persone spaventate. Ci sono persone razziste e ostili. Ci sono persone spaventate. Ci sono persone razziste, ostili e spaventate. O forse lo sono proprio perché spaventate.
Possiamo fare di meglio che spaventarle ulteriormente. Possiamo farci conoscere per quello che siamo. Abbandonare le nostre paure e Risplendere!
Per fortuna viviamo sotto un governo democratico. Esistono mezzi legali per portare avanti le proprie battaglie, per far sentire la propria voce. Non sarà immediato, e neppure semplice, ma qualcuno deve pur provarci. O tutti i nostri fratelli lì fuori, che vivono le loro vite incomplete, o nell'ombra, costretti a infrangere la legge solo per essere sé stessi. Tutti loro si sentiranno soli, abbandonati, e in loro crescerà la sfiducia e la rabbia.
La strada non è la guerra contro i razzisti o contro i
mercoledì 13 gennaio 2016
Laws, Racism and Freedom
“La Phoeni-x è un organizzazione che sopravvive di un'unica forza: la vostra paura, che sia di un mutante o della registrazione.
Su qualsiasi attacco, su ogni morto, c'è l'ombra di uno spauracchio chiamato VPA. Ma la registrazione è l'unico strumento per garantire una convivenza pacifica tra gifted e umani, per garantire l'ordine. Non credete a chi la definisce un cappio del governo, perché è al contrario l'unico modo per essere davvero liberi, per non doversi nascondere o vivere come clandestini.
La Phoeni-x, che desidera sterminare la razza umana, è soltanto lo stesso mostro razzista che promette di combattere: un cancro che minaccia la pace, la libertà di ogni singolo mutante che sostiene di difendere.
Vi chiamano fratelli. Fanno appello alla fratellanza ma è solo una menzogna. Non vi stanno regalando la libertà che tanto proclamano, vi stanno dando una sola ed unica scelta: quella di vederla come loro.
Le porte della Young Gifted School sono sempre aperte per chiunque voglia scoprire da sé il valore della registrazione, per chiunque tema il proprio potere o desideri conoscerlo meglio. E così resteranno sempre, perché la nostra forza è il vero punto debole dei terroristi che si nascondono dietro al simbolo della fenice. Portiamo avanti un futuro di pace e di convivenza. Portiamo avanti la speranza di un Mondo in cui gifted ed umani siano uniti, in cui non ci sarà nessuno che vi metterà contro le vostre famiglie, contro i vostri amici.
Il primo passo per cambiare davvero il Mondo è quello verso la legalità. Il primo passo per prendervi cura di voi stessi e di coloro che vi sono vicini è quello di dichiararsi al Governo. Perché insieme si può costruire qualcosa, con la divisione ed il razzismo l'unica cosa che ci aspetta sono macerie.” [Comunicato della Young Gifted School in merito agli ultimi attacchi della Phoeni-X]
Continuo a rileggerlo. In particolare la parte finale.
Hanno ragione? Non riesco a deciderlo.
Da una parte non ce la faccio più a nascondermi, a scappare. Ho iniziato a 7 anni e non ho più smesso di scappare. Da quello che sono, da quello che posso fare. Per certi versi ancora ne ho paura. Ma sono adulta ormai. So quali sono i rischi, saprei gestirlo. Ma se da un lato vorrei imparare a conoscere e controllare questa parte di me, dall'altro ho paura.
“Non credete a chi la definisce un cappio del governo, perché è al contrario l'unico modo per essere davvero liberi, per non doversi nascondere o vivere come clandestini.”
“Davvero liberi”... Dovrei comunque continuare a nascondermi. I miei non dovrebbero sapere, della scuola, della registrazione, di niente. Nessuno nella mia città dovrebbe saperlo.
E comunque... se è vero che la registrazione è un modo per essere liberi, in totale uguaglianza, che senso ha l'Articolo 4*? Perché dopo avermi chiesto di uscire allo scoperto bollano le mie capacità NATURALI come arma impropria? Qualcosa che non ho il diritto di detenere, di usare come meglio credo, nei limiti delle leggi esistenti? Un Sapiens nella sua vita privata può usare un accendino, un saldatore, un lanciafiamme! Mentre io non posso usare la mia capacità nemmeno per accendere un camino, pena da tre a dieci anni...
“Il primo passo per cambiare davvero il Mondo è quello verso la legalità. Il primo passo per prendervi cura di voi stessi e di coloro che vi sono vicini è quello di dichiararsi al Governo. Perché insieme si può costruire qualcosa”
Quanto vorrei che fosse vero.
*VPA (Vigilantes Prohibition Act) - Art. 4:
Il divieto di utilizzo dei poteri in luogo pubblico o privato per ragioni differenti dalla sola difesa personale o altrui in caso di pericolo grave e imminente previsto per i Mutanti, con la seguente Legge è esteso a tutti i possessori di poteri sovrumani di qualunque natura. La violazione di tale divieto autorizza l'Autorità all'arresto in flagranza di reato e alla pena detentiva da 3 a 10 anni.
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lunedì 11 gennaio 2016
Awakening
Sono passati tre giorni. Ho cambiato le tende, il tappeto, e per ora ho comprato una fodera per il divano. Appena avrò i soldi ricomprerò anche quello. La parete dovrò dipingerla, o magari copro la macchia, e mi offro di pagare il danno al padrone di casa.
Sto mettendo in pratica i consigli di Marcus, riesco a canalizzare l’energia, a farla uscire, in modo che non mi provochi gli sbalzi dei giorni scorsi.
Sto iniziando ad accettarlo.
A suo parere dovrei iscrivermi alla scuola, ma mi ha lasciata libera di decidere, anche in merito alla registrazione.
Non posso farlo. I miei non me lo perdonerebbero. Non sarebbero in grado di capire. Qui a Philadelphia sembra di essere in un altro mondo…
Quello che devo ancora capire è… io cosa voglio? Voglio continuare a far finta di essere una Sapiens? O voglio finalmente accettare la mia natura di Gifted e realizzarla?
Realizzarla… Anche questo è un concetto molto relativo.
Se volessi seguire la legge alla lettera dovrei imparare a gestire il mio potere per poi dimenticarlo, confinandolo alla “legittima difesa”. Tutto questo è assurdo e umiliante.
La verità è che se hai il Gene-X tutto quello che devi fare è Mentire. Sempre, a tutti, e soprattutto a te stesso. Devi vivere da Sapiens. Perché così è stato deciso. E non da te, ovviamente.
Perché mi fa ribrezzo solo pensare in questi termini? Anche io ho iniziato a pensare in categorie, ora? Quanto vorrei poter essere semplicemente un Essere Umano. Con tutte le mie capacità, che derivino o meno dal Gene-X. Senza dovermene vergognare.
L’unica cosa che temo, ora, è che non sia sufficiente. Ho imparato a sfogare l’energia quando acquista potenza per via del mio nervosismo, o situazioni simili, ma può bastare? Il fuoco è qualcosa di pericoloso, se non si sa come gestirlo. Nessuno lo sa meglio di me. L’ho imparato a mie spese, prima ancora di saper scrivere correttamente il mio nome.
Sto mettendo in pratica i consigli di Marcus, riesco a canalizzare l’energia, a farla uscire, in modo che non mi provochi gli sbalzi dei giorni scorsi.
Sto iniziando ad accettarlo.
A suo parere dovrei iscrivermi alla scuola, ma mi ha lasciata libera di decidere, anche in merito alla registrazione.
Non posso farlo. I miei non me lo perdonerebbero. Non sarebbero in grado di capire. Qui a Philadelphia sembra di essere in un altro mondo…
Quello che devo ancora capire è… io cosa voglio? Voglio continuare a far finta di essere una Sapiens? O voglio finalmente accettare la mia natura di Gifted e realizzarla?
Realizzarla… Anche questo è un concetto molto relativo.
Se volessi seguire la legge alla lettera dovrei imparare a gestire il mio potere per poi dimenticarlo, confinandolo alla “legittima difesa”. Tutto questo è assurdo e umiliante.
La verità è che se hai il Gene-X tutto quello che devi fare è Mentire. Sempre, a tutti, e soprattutto a te stesso. Devi vivere da Sapiens. Perché così è stato deciso. E non da te, ovviamente.
Perché mi fa ribrezzo solo pensare in questi termini? Anche io ho iniziato a pensare in categorie, ora? Quanto vorrei poter essere semplicemente un Essere Umano. Con tutte le mie capacità, che derivino o meno dal Gene-X. Senza dovermene vergognare.
L’unica cosa che temo, ora, è che non sia sufficiente. Ho imparato a sfogare l’energia quando acquista potenza per via del mio nervosismo, o situazioni simili, ma può bastare? Il fuoco è qualcosa di pericoloso, se non si sa come gestirlo. Nessuno lo sa meglio di me. L’ho imparato a mie spese, prima ancora di saper scrivere correttamente il mio nome.
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